venerdì 22 marzo 2013

I° DOMENICA DI QUARESIMA (DELL'ORTODOSSIA)

I° DOMENICA DI QUARESIMA (DELL'ORTODOSSIA)




LETTURA DELLA DOMENICA
24/03/2013


Apolitikion

Sebbene il sepolcro fosse sigillato dai Giudei e i soldati custodissero il tuo immacolato corpo, Tu, Salvatore, sei  risorto al terzo giorno, dando la vita al mondo. Perciò le potenze celesti cantavano a te, o Vivificatore: gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua provvidenza, o solo amico degli uomini.



Kondakion

A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per la invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gridare: salve, o sposa sempre vergine.




Apostolo

Ebrei 11, 24-26. 32-40


Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. Questo perché stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa.
E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.
Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.


                    


Vangelo

Giovanni 1, 44-52


 Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».






sabato 16 marzo 2013

DOMENICA DEL PERDONO




DOMENICA DEL PERDONO



Con domenica del Perdono, entriamo nella stagione più sacra del nostro anno cristiano: la Grande Quaresima. Il digiuno avrà inizio dopo il Vespro di domani sera stessa . In questo Vespro (celebrato in momenti diversi a seconda degli usi e delle possibilità delle nostre comunità) è contenuto il rito del perdono, in cui i cristiani si chiedono perdono a vicenda per tutte le colpe commesse gli uni contro gli altri. In questo modo, cerchiamo di mettere in pratica le parole che abbiamo ascoltato all'inizio del Vangelo di questa domenica: "se perdoneremo agli uomini le loro colpe, anche il nostro Padre celeste le perdonerà a noi".
Da questo gesto di chiedere e ricevere il perdono si ricavano alcuni insegnamenti. Certo, quello che ci salta agli occhi più facilmente è il valore del perdono nei momenti in cui si vuole offrire un sacrificio - piccolo o grande - al Signore. Non possiamo offrire un digiuno gradito a Dio se non siamo in pace gli uni con gli altri. Tutto lo sforzo di preghiera, di studio e di attenzione allo Spirito vale ben poca cosa se è condito di risentimenti, di ripicche, di incapacità di perdonare e dimenticare le offese.
Un altro insegnamento è l'atteggiamento giusto del perdono, che non si va a OFFRIRE, ma a CHIEDERE: è un gesto di umiltà, che focalizza la nostra attenzione sui nostri peccati, e non su quelli degli altri. Imparando questa lezione di umiltà, potremo essere colmati di gioia dallo Spirito Santo e fare della Grande Quaresima un vero periodo di rinascita spirituale.
Ma la lezione più importante da imparare è che il perdono è al centro della vita dei cristiani. Perdonare è essere come Dio, poiché Dio perdona tutti. Quando perdoniamo, partecipiamo delle energie di Dio. E questo è lo scopo della vita cristiana. Per partecipare della natura di Dio, il primo passo è il perdono. La Chiesa, le Sacre Scritture, i Santi, la voce della nostra coscienza, ci continuano a ripetere: perdonate, perdonate, perdonate.
Dopo avere insegnato l'importanza del perdono, Cristo ci offre alcuni consigli sul digiuno. Ci esorta a non essere ipocriti, e a non cercare in questo mondo la ricompensa del nostro cammino di purificazione e di perfezionamento. Le immagini che seguono, sui tesori corruttibili e quelli incorruttibili, sono molto appropriate, e ci fanno capire quanto sia importante quel tesoro nei cieli. Il tesoro nei cieli non è soltanto una consolazione di buone speranze umane, ma è la stessa partecipazione alle energie di Dio a cui abbiamo fatto cenno: una realtà che vale tutto lo sforzo del nostro cammino quaresimale.

Che cosa possiamo fare, per incominciare, per rendere la Grande Quaresima davvero proficua? Intanto, considerare questi giorni come la "decima" del tempo dell'anno. Il periodo quaresimale dura poco più della decima parte del nostro anno: pensiamolo come il periodo "donato al Signore", quello che ci fa vivere nel modo più pieno anche i nove decimi che teniamo per noi! Possiamo fare in modo che le nostre offerte al Signore (non solo il digiuno, ma anche la preghiera e l'elemosina) siano più intense. Possiamo riprendere in mano i Vangeli e rileggerli (anche chi ormai li sa a memoria di solito ottiene ulteriori spunti di sapienza da un'altra rilettura). Se poi non abbiamo mai avuto tempo oppure occasione di leggerli tutti, allora ecco una buona ispirazione per i giorni che verranno!
Possiamo poi fare silenzio nelle nostre vite. Anche un poco di provvidenziale distacco dalla tecnologia che riempie la nostra vita sarà sufficiente a donarci momenti di introspezione: potremmo farci quelle domande sul senso della nostra vita, sul nostro destino, che non abbiamo mai avuto tempo (o coraggio) di affrontare. Forse scopriremo che per alcune delle cose davvero importanti della vita "è più tardi di quanto pensiamo", e ci prepareremo a incontrare il Signore, al suo ritorno sulla terra o al momento in cui ci chiamerà alla vita eterna. Scopriremo in tal modo che i nostri sforzi quaresimali ci hanno aiutato ad accumulare quei "tesori incorruttibili" di cui ci ha parlato il Vangelo, e a prepararci a una gioia che il mondo non può conoscere.






DOMENICA DEI LATTICINI O DEL PERDONO

  DOMENICA DEI LATTICINI O 
DEL PERDONO


                

San Cirillo di Gerusalemme


LETTURA DELLA DOMENICA

17/03/2013


Kontakion


Maestro di sapienza e guida  dell’intelletto,    che ti compiaci   istruire   gli ignoranti e proteggere i poveri, tu o Signore, fortifica e ammaestra il cuor mio. Tu che sei il Verbo del divin Padre,  infondi anche  a me la tua parola ed io non  frenerò le mie labbra dal ripeterti: o misericordioso,  abbi pietà di me, miseramente caduto.



Apostolo

Romani 13,11-14,4


Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri. Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Uno crede di poter mangiare di tutto, l'altro invece, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto. Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare.

Vangelo

Matteo 6,14-21



Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.




sabato 9 marzo 2013

DOMENICA DEL CARNEVALE


             


DOMENICA DEL CARNEVALE O 
DEL GIUDIZIO UNIVERSALE



IL GIUDIZIO UNIVERSALE



Questa domenica, dedicata al giudizio finale, ci ricorda il peso di tutte le nostre azioni: il tempo della Grande Quaresima che ci aspetta è il momento più adatto per riflettere sui nostri atti e sulle loro conseguenze, ed è quindi molto appropriato che la Chiesa ci metta di fronte il momento stesso del giudizio.
Nella tradizione ortodossa, il giudizio finale, o universale, porta più spesso il nome di "Giudizio tremendo", e in verità è proprio un pensiero che ci atterrisce: prima o poi, tutti saremo chiamati a rendere conto delle nostre azioni, e nessuno di noi può scappare da questo esame. Infatti la coscienza ortodossa non dimentica che, per quanto misericordioso e compassionevole sia Cristo verso i nostri peccati, alla fine dei tempi verrà come GIUDICE.
Può sembrare strano che, dopo tutto quanto abbiamo detto nelle settimane passate sulla necessità di conoscere Dio e noi stessi, e di imprimere una svolta decisiva alla nostra vita, questo passo del Vangelo ci appaia quasi banale nella sua semplicità. Notate come si parli di persone che affrontano un giudizio, ma non si dice nulla della chiarezza delle loro idee e motivazioni (anzi, sia i giusti che i peccatori sembrano in fondo inconsapevoli delle ragioni più profonde dei loro atti). Né si parla neppure per un istante della verità della fede. Il giudizio avviene sulla base delle semplici azioni, e sembra non tenere conto dell'identità religiosa di chi subisce il giudizio. Per i cristiani, questo è uno dei passi scritturali che permettono di intravedere una certa universalità della salvezza, basata sul fatto che anche chi non sente parlare di Cristo e del Vangelo ha comunque le stesse verità che parlano dal più profondo della propria coscienza. Vi sono altri passi che parlano in tal senso: pensate, per esempio, al discorso di Pietro a Cesarea, narrato nel decimo capitolo degli Atti degli Apostoli. "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto." (At 10, 34-35)
Ma allora è indifferente la fede che abbiamo seguito nella nostra vita? Davvero è ininfluente essere stati a contatto della "buona novella" del Regno di Dio oppure averla ignorata? Dobbiamo accontentarci di dire che "in fin dei conti basta comportarsi bene?" Davvero no! La voce della nostra coscienza può essere ignorata o assopita (sono un narcotico più che sufficiente le mille tentazioni della vita tutto sommato comoda che la maggior parte di noi conduce). Inoltre, abbiamo anche una responsabilità nei confronti di quanti sbagliano, e le stesse Scritture sono altrettanto esplicite nell'avvisare che chi non ammonisce un peccatore si fa carico del peccato stesso di quest'ultimo. Il sottile, profondo compito di educazione della coscienza richiede una vita intera di sforzo, e il risultato può ben essere il nostro destino eterno, per cui il gioco vale certamente tutto lo sforzo che vi dedichiamo.
E ora, dato che il problema ci assilla tutti (anche se facciamo a volte di tutto per non pensarci), e ci terrorizza, come forse è naturale che sia, vorrei soffermarmi un poco su quel "fuoco che non si estingue" che attende gli ingiusti dopo il giudizio. Queste immagini portano a volte a dubitare della bontà stessa di Dio, visto che pure a noi, che tanto buoni non siamo, sembra inconcepibile che un essere possa trovare diletto, o anche una semplice soddisfazione legale, nel lasciare altri esseri nel tormento.
Alcuni teologi ortodossi contemporanei (tra i quali vorrei segnalare un medico greco di Tessalonica, il Dr. Alexandros Kalomiros, morto nel 1990) ci aiutano a vedere questo fuoco come, né più né meno, l'amore stesso di Dio, che si manifesta come fuoco che riscalda e conforta tutti quelli che lo vogliono accogliere, e come fuoco che tormenta tutti quanti lo rifiutano. Il fuoco è il medesimo, così come l'amore di Dio è il medesimo nei confronti del giusto e dell'ingiusto: ma questo amore rispetta la libertà dell'amato, che se proprio vuole vivere la vicinanza di Dio come una sofferenza, allora non viene forzato con la violenza a "sentirsi bene".
Ma sarà davvero possibile vivere la vicinanza di Dio come un tormento? Qui la nostra stessa esperienza ci dice di sì. Provate a immaginare, ciascuno di voi, le persone con cui avete "rotto i ponti" (perché non andavate d'accordo, perché vi hanno delusi, perché magari voi stessi non siete stati capaci di costruire con loro un buon legame). Al solo pensiero di dover stare in continuazione in compagnia di queste persone, non vi sentite forse a disagio? E se da queste persone venissero nei vostri confronti, dopo che qualcosa si è "rotto" tra voi, continue manifestazioni di affetto e di calore, non sarebbe forse un calore che brucia? Ebbene, se anche l'esperienza di semplici rapporti umani può far sì che l'affetto scaldi oppure ferisca i nostri cuori, a maggior ragione non dovremmo dubitare che l'amore di Dio possa produrre gli stessi effetti.
Sta a noi, ora, sforzarci in modo che l'amore di Dio ci infiammi senza tormentarci, prima di tutto rimanendo sempre leali alle leggi che Egli ha messo nel nostro cuore (nutrire chi ha fame, vestire chi ha freddo, alloggiare chi è senza dimora, visitare chi è isolato), e crescendo in questo amore con l'applicazione pratica di queste stesse leggi.
Occupiamo questo periodo che ci resta prima della Pasqua in uno sforzo speciale per coltivare e sviluppare la nostra coscienza: il tempo della prossima settimana, in cui smettiamo di mangiare carne ma ci è permesso nutrirci di tutti gli altri cibi, anche il mercoledì e il venerdì, non dovrebbe essere visto solo dal punto di vista delle regole alimentari, ma anche come un momento libero e tranquillo per sbrigare quelle attività mondane che potrebbero essere di maggiore distrazione durante la Grande Quaresima. E poi, se riusciremo davvero a orientare una parte più significativa - per quanto piccola - del nostro tempo verso le necessità spirituali, allora faremo crescere la nostra coscienza. In tal modo agire giustamente diventerà sempre di più una parte della nostra stessa natura, e ci prepareremo nel modo migliore a far sì che il fuoco del giudizio di Dio non sia un fuoco di tormento e di angoscia, ma un fuoco di calore, di luce e di vita.







DOMENICA DEL CARNEVALE

DOMENICA DEL CARNEVALE




LETTURA DELLA DOMENICA 10/03/2013



                               



Kontakion

Quando verrai   sulla terra  nella   gloria, o Signore, quando  tremerà l’universo    ed un fiume di       fuoco trascinerà  tutti dinanzi al tuo tribunale; quando  si apriranno  i libri e saranno rese     pubbliche  le cose nascoste; allora, o giustissimo giudice, liberami dal fuoco inestinguibile e degnami     di sedere   alla tua destra.




                               


APOSTOLO

1 Cor 8,8-9,2

Fratelli .....non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio; né, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, né mangiandone ne abbiamo un vantaggio. Badate però che questa vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello. Non sono forse libero, io? Non sono un apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? Anche se per altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore.



                           

Vangelo

Mt 25,31-46

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».






sabato 2 marzo 2013

IL DISSOLUTO (IL FIGLIOl PRODIGO)

IL DISSOLUTO
(IL FIGLIOL PRODIGO)

 
 

Il Figlio di Dio è venuto per salvare quello che era perduto (Matteo 18:11). Colui che va a Lui non sarà mai cacciato via (Giovanni 6:37). Non importa quello che ha fatto o non ha fatto. Il passato non conta. Il Figlio di Dio non vuole condannare ma salvare (Giovanni 3:17). La compassione del padre di questa parabola rispecchia la compassione di Dio Padre (Gesù raccontò la parabola in relazione alla gioia che c’è in paradiso quando un peccatore si pente). Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della  verità” (1 Timoteo 2:4).

 Il figlio di questa parabola non poteva aspettare che suo padre morisse. Voleva i beni immediatamente, nonostante suo padre fosse ancora vivo. Una volta che li ebbe, raccolse tutte le sue cose e partì per un “paese lontano”. Chissà cosa aveva sentito dire di questo paese. Forse molti suoi amici  avevano parlato di questo paese. Se aveva molti soldi, lì poteva vivere la “bella vita” – la “bella vita” che la Parola di Dio descrive con due parole: “vivere dissolutamente”. Alla fine  quanto si ritrovo senza un soldo,   il figlio di un padre una volta ricco si trovò nella povertà e nella fame. In realtà aveva così tanta fame che non aveva nulla da mangiare – i maiali erano più sazi di lui!
 Fu allora che accadde qualcosa: “rientrò in sé” e pensò: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Il figliol prodigo rientrò in sé! Di solito il momento in cui qualcuno “rientra in sé” non è un momento in cui va tutto bene, ma è un momento in cui, come nel caso di questo figlio, non si ha nemmeno cibo per colmare la fame. Pertanto, il figlio rientrò in sé e si incamminò per la strada di ritorno a casa. Tutti i pensieri che aveva fatto erano giusti: dopo quello che aveva fatto, non aveva alcun diritto di essere chiamato ancora figlio di suo padre. Aveva consumato i suoi risparmi vivendo dissipatamente. Tuttavia il padre lo vide da lontano: questo significa che stava guardando la strada. Nonostante il figlio avesse preso la sua eredità e avesse abbandonato la casa, il padre non era indifferente. Stava aspettando il suo ritorno giorno dopo giorno. Se lo avesse trovato, lo avrebbe implorato di tornare a casa – come Dio ci esorta a riconciliarci con Lui (2 Corinzi 5:20-21).

 Il Padre stava aspettando. Stava guardando la strada, e appena vide che suo figlio stava arrivando, Corse da lui! Che immagine toccante: un padre che corre per abbracciare e baciare un figlio che ha sperperato tutti i suoi beni vivendo dissipatamente. Non accade lo stesso con Dio? Eravamo morti nei falli e nei peccati, figli dell’ira, tuttavia Egli ci ha salvati, ci ha vivificati insieme a Cristo e ci ha condotti con Lui nei cieli. Non per le nostre opere (noi eravamo morti) ma per il suo grande amore  (Efesini 2:4). Come il padre della parabola, Dio aspetta la pecora smarrita, e quando ritorna corre ad abbracciarla e baciarla. Il padre   perdona e cancella il passato di ogni figlio che ritorna, non giudicherà il credente, la pecora smarrita per quello che ha fatto mentre si era smarrita “SE DUNQUE UNO È IN CRISTO, EGLI È UNA NUOVA CREATURA; LE COSE VECCHIE SONO PASSATE; ECCO, TUTTE LE COSE SONO DIVENTATE NUOVE” (2 Corinzi 5:17), dice la Parola di Dio. Il padre della parabola, invece di punire suo figlio – come fanno molti padri quando scoprono che i loro figli si ribellano, anche se poi si pentono – invece di metterlo alla prova per un periodo, lo ha abbracciato e baciato, e ha ammazzato il vitello più grasso che aveva – E SI MISERO A FARE GRANDE FESTA. La gioia dei cieli è la stessa, quando un peccatore si pente dei suoi peccati. Il Signore non desidera condannare il peccatore. Se vi è stato detto che il Signore vi aspetta con una frusta se tornate da Lui, vi prego di ascoltare queste parole: DIO VI STA ASPETTANDO COME IL PADRE DEL FIGLIOL PRODIGO. VI ASPETTA, E NON APPENA VI VEDRÀ ARRIVARE CORRERÀ AD ABBRACCIARVI E BACIARVI, E DARÀ INIZIO A UNA GRANDE FESTA IN ONORE DEL VOSTRO RITORNO. “Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7).

DOMENICA DEL DISSOLUTO (IL FIGLIOl PRODIGO)

DOMENICA DEL  DISSOLUTO
(DEL FIGLIO PRODIGO)
 
 
 
 
 
 
Lettura della Domenica
 
O3/03/2013
 

Domenica XVII di Luca: del Figliol prodigo


 
Kontakion
 
Ho abbandonato stoltamente lo splendore paterno e ho dissipato nei vizi quanto mi avevi dato; per cui elevo a te la voce del prodigo: ho peccato dinanzi a te, Padre misericordioso, accoglimi pentito e trattami come uno dei tuoi servi.
 
 

Apostolo

1 Corinti 6,12-20

Fratelli, ... «Tutto mi è lecito!». Ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominare da nulla. «I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
 



 
 
Vangelo
 
 

Luca 15,11-32

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».