sabato 3 settembre 2016

Domenica XI di Matteo - 4 settembre 2016 - San Babila martire; San Giuseppe di Otranto

 Domenica XI di Matteo

 Risultati immagini per Άγιος Βαβύλας ο Ιερομάρτυρας επίσκοπος Αντιοχείας και τα Τρία Παιδιά που μαρτύρησαν μαζί μ' αυτόν Αμμώνιος, Δονάτος και Φαύστος
San Babila martire;
San Giuseppe di Otranto

Lettura della Domenica
4 settembre 2016


Apostolo

I Cor 9, 2-12

 Fratelli, se per altri non sono apostolo, certo per voi lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore. Questa è la mia difesa contro quelli che mi accusano. Non abbiamo forse noi il diritto di mangiare e di bere? Non abbiamo il diritto di portare con noi una sorella, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa? Ovvero solo io e Barnaba non abbiamo il diritto di non lavorare? E chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? O chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge? Io non dico questo da un punto di vista umano: la Legge non dice forse così? Sta scritto infatti nella Legge di Mosè: “Non metterai la museruola al bue che trebbia”. Forse Dio si dà pensiero dei buoi? O parla proprio per noi? Certamente fu scritto per noi! Poiché colui che ara deve arare nella speranza di avere la sua parte, come il trebbiatore trebbiare nella stessa speranza. Se noi abbiamo seminato in voi le cose spirituali, è forse gran cosa se mietiamo beni materiali? Se altri hanno tale diritto su di voi, non l’avremmo noi di più? Noi però non abbiamo voluto avvalerci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non recare intralcio al Vangelo di Cristo. 

Vangelo
Mt 18, 23-35

 Disse il Signore: ‘Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fossero venduti lui, la moglie, i figli e quanto possedeva e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, sii paziente con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò libero e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo si imbatté in uno dei suoi compagni il quale gli doveva cento denari. Lo afferrò e, quasi strozzandolo, diceva: Rendimi quanto mi devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Sii paziente con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non acconsentì, e andò a farlo gettare in prigione, finché non gli avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi se ne rattristarono grandemente e andarono a riferire ogni cosa al loro padrone. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, ti ho condonato tutto quel debito perché mi avevi supplicato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te? Preso dall’ira, il padrone lo consegnò agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Proprio così anche il Padre mio celeste tratterà voi, se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello’.

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